E’ frequente negli ultimi mesi leggere in diversi forum e blog del costante abbassarsi dei tassi di apertura e click delle campagne di email marketing inviate. Le ragioni che hanno, e stanno ancora causando questo fenomeno, sono diverse e di diversa natura.
Alcune dipendono dai destinatari stufi di ricevere email non valide o non richieste, le altre sono legate principalmente a tre fattori che condizionano la deliverability di un messaggio, cioè la probabilità che il nostro messaggio venga recapitato:
- Contenuto del messaggio (scrittura corretta degli url, bilanciamento tra testo e immagini, assenza di errori html, assenza di keyword particolari e/o dannose, ecc… ).
- Qualità della Lista dei destinatari (iscrizioni confermate, possibilità di cancellazioni immediate in massimo 2 click, cancellazione automatizzata degli hard bounce già dopo il primo invia,).
- Architettura di invio (list-unsubscribe header, PTR inversi, SPF, Dkim, abuse contacts registrati, assenza da blacklist, accordi con gli ISP, sottoscrizione di programmi FBL, domain throttling, ecc).
Dando per scontato che i punti 1 e 2 possono essere risolvibili con la giusta formazione, resta da scegliere il fornitore che possa offrire la migliore architettura di invio che ci permetta di ottenere la migliore deliverability.
La priorità, oggigiorno, è inversa rispetto al mio ordinamento. Sta divenendo sempre meno determinante il contenuto del messaggio, sopratutto a livello di Provider.
Non è affatto detto che le piattaforme di email marketing più rinomate, con migliaia di clienti siano per forza le più performanti in fatto di deliverability, anche perché di solito non sono così attente a prendere accordi con i singoli Provider.
Per chi invece vuole il top in fatto di deliverability, ci sono dei programmi di accreditamento specifico. I più noti nel mondo sono SuretyMail, GoodMail e SenderScore Certified
Si tratta praticamente di whitelist internazionali, che ti assicurano il recapito sui maggiori provider internazionali (Hotmail, Yahoo, Excite, AOL…) ma non solo: grazie ad accordi con i principali fornitori di piattaforme antispam, usate anche dagli ISP, come Barracuda, Cloudmark, Ironport, SpamAssassin… permettono di evitare il blocco antispam in molteplici situazioni. Un vantaggio ulteriore - ma solo per chi opera in ambito B2C - è quello che su Hotmail le immagini non vengono bloccate di default.
Ma attenzione, non basta pagare per evitare i filtri antispam! Ci sono diversi requisiti da soddisfare, sia lato tecnologia di invio, sia lato pulizia della lista.
La pulizia della lista e’ fondamentale ma e’ altrettanto importante monitorare sempre le performance di chi invia la campagna email. Si devono adottare delle severe modalità di pulizia della lista, In questa maniera, già con i primi invii si può fare una potente pulizia.
Per mantenere un buon tasso nel tempo consiglio anche un re-opt-in di tutti gli utenti inattivi da più di 6/12 mesi. Così è possibile escludere indirizzi che in futuro potrebbero diventare spam trap.
Le mie considerazioni sotto tutte indirizzate al fine di ottimizzare i ritorni delle campagne di email marketing anche in termini di costi, infatti, politiche così restrittive per ottenere liste di contatti molto pulite, permettono anche di abbassare notevolmente il numero di invii delle nostre campagne e permetterci di pagare solo le email che recapitiamo a destinatari interessati ai nostri beni e/o servizi.
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One Response to “La “Deliverability Optimization” per gestire campagna email efficaci”
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Consulente di New Media Marketing per le imprese, attivo dal 2003 nelle attività di ottimizzazione degli investimenti aziendali online in ambito:
March 7th, 2009 at 19:37
Giovanni parla di “Deliverability Optimization”. Grazie!…
Sono un po’ stufo di continuare a trovare post che ci suggeriscono di inviare email senza usare la parola FREE o di non usare altre determinate parole (inglesi) nel contenuto dei messaggi per migliorare la deliverability e sono piacevolmente sorpreso,…