Per evitare lo spam, come e cosa dovremo scrivere in un messaggio email inviato appositamente per richiedere l’autorizzazione ad inviare comunicazioni successive?
In base alla definizione di spam, se inviamo email in modo massivo o ad utenti che non si sono precedentemente e volontariamente iscritti alla nostra lista stiamo facendo spam. Per questo non mi stupirei se qualche Provider blocchi gli invii email compiuti per richiedere l’autorizzazione all’invio di email promozionali.
Questo non significa che stiamo violando la normativa, dipende da dove ci troviamo e a chi inviamo. La stessa normativa italiana è secondo me equivoca e si presta a diverse interpretazioni.
Il Garante della Privacy italiano dovrebbe emanare nuove direttive quest’anno che spero facciano finalmente chiarezza. Se terrà conto del momento di crisi economica, credo non tapperà le ali a chi invierà messaggi di richiesta consenso non pubblicitari, inviati una sola volta, su liste acquisite da fornitore qualificati di Elenchi Categorici, costruiti come la legge richiede.
Rimane comunque inalterato il mio giudizio su questi tipi di attività: penso che per effettuare una buona e valida campagna di email marketing occorre – piuttosto che inviare email per la richiesta del consenso ad inviare messaggi pubblicitari – costruire database interni qualificati e profilati, attraverso attività di marketing atte a veicolare traffico qualificato sui nostri siti.
In questo modo sarà possibile contattare successivamente solo contatti realmente interessati ai nostri prodotti e servizi ottenendo così ottimi ritorni dalle campagne email marketing realizzate.
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6 Responses to “Email Marketing e gestione della Privacy”
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Consulente di New Media Marketing per le imprese, attivo dal 2003 nelle attività di ottimizzazione degli investimenti aziendali online in ambito:
March 10th, 2009 at 14:22
In generale non sono d'accordo con la definizione per cui il volume di email inviate è influente nel definire se si tratta di spam o meno: una singola email promozionale/pubblicitaria non richiesta, ricade a mio parere nella definizione di spam.
Altrimenti dovremmo dire che se invii più di X email fai spam altrimenti meno. Ma X email in quanto tempo? Si capisce facilmente che definire una soglia porterebbe alla creazione di innumerevoli stratagemmi tecnici per eludere la normativa.
Inoltre, a chi lo subisce (lo spam), non può interessare di meno se e quanti altri l'abbiano ricevuto: il danno per chi lo riceve è indipendente da questo fattore. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, se uno spam viene fatto veramente in massa la maggior parte dei sistemi di antispam intercettano questo fatto e lo bloccano ancora prima che la maggior parte degli utenti lo subiscano.
Ne parlavo pochi giorni fa su Mlist:
http://www.mlist.it/discussioni/email-marketing-p…
Per il resto concordo con il tuo articolo!
PS: Il link alla definizione di spam non funziona.
<abbr>Stefano Bagnara’s last blog post..Newsletter gratis: come vengono trattati i vostri iscritti?</abbr>
March 10th, 2009 at 15:32
Richiesta di consenso per invio email b2b…
Colgo l’occasione di una recente discussione avvenuta su Mlist per affrontare l’argomento dell’invio email nel settore business.
La domanda posta era:
è possibile inviare una mail che riporti unicamente il settore di attività e tipologia servizi …
March 10th, 2009 at 23:22
Ciao Stefano,
grazie al tuo suggerimento ho corretto il link alla definizione di spam, per quanto riguarda il tuo primo appunto mi tocca contraddirti in quanto il problema è orientato al provider piuttosto che all’utente finale, infatti il numero di email inviate nell’unità di tempo è un indice fortemente utilizzato dai principali ISP per considerare un mittentte come indesiderato.
Il fatto che ad un utente non “può fregar di meno” se altri utenti ricevo un messaggio di spam è evidente, stai sottovalutando però che i provider (ad esempio Hotmail) tengono in considerazione il giudizio degli utenti per la reputazione del mittente… quindi due o cento utenti che cliccano sul tasto di posta indesiderata posso fortemente condizionare la reputazione del mittente.
March 11th, 2009 at 03:15
Angelo: la mia esperienza è diversa. Spesso ho inviato decine di migliaia di email a utenti di libero nel giro di 1 ora e libero ha accettato il tutto senza batter ciglio. Parlo di libero perchè è il dominio per il quale mi capitano i volumi maggiori, ma non mi sono ancora capitati provider che mi bloccano per il volume di email.
Piuttosto i meccanismi di reputazione valutano il volume di email al contrario: più invii email più sei affidabile. Ovviamente questo se allo stesso tempo non colpisci nessuna spamtrap, nessun indirizzo inesistente e nessuno dei loro utenti segnala le tue email come spam.
Basta leggere la documentazione di SenderScore per capire che se si lavora “pulito” e si inviano 5000 email al giorno comunque lo score non supererà il 50/60, mentre se si lavora pulito beccando pochissime spamtrap e pochissimi indirizzi errati ma si inviano 100000 o meglio 1 milione di email al giorno allora lo score può arrivare anche a 90-95 (senza dover ricorrere all’accreditamento “pagato”).
Stefano Bagnara’s last blog post..Richiesta di consenso per invio email b2b
March 12th, 2009 at 12:55
Stefano d’accordo con quello che scrivi però vedi che io ho parlato di: “i provider tengono in considerazione il giudizio degli utenti per la reputazione del mittente… quindi due o cento utenti che cliccano sul tasto di posta indesiderata posso fortemente condizionare la reputazione del mittente.”
Questo commento si riferisce al fatto che spesso gli invii massivi per la richiesta di consenso che contengono parecchi indirizzi non validi generando quindi per volumi alti di invio maggiori probabilità di essere bannati….
March 12th, 2009 at 13:09
Quindi ti ho contraddetto solo per troppa “pignoleria” nell’interpretazione di alcune frasi! Sostanzialmente siamo d’accordo e mi fa piacere
Stefano Bagnara’s last blog post..Elenchi categorici per email marketing B2B